Nelle settimane successive gli eredi devono presentare la dichiarazione di successione, richiedere l’eventuale pensione di reversibilità, sbloccare i conti correnti, volturare le utenze e chiudere una serie di contratti intestati alla persona che è mancata.
Le scadenze sono diverse tra loro e alcune non sono intuitive: la dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dalla data del decesso, mentre la domanda di reversibilità conviene inoltrarla subito, perché la pensione decorre dal mese successivo alla morte.
In questa guida trovi tutte le pratiche da fare dopo il funerale, organizzate per scadenza e non per argomento: cosa fare nei primi giorni, cosa entro il primo mese e cosa entro l’anno.
Bologna Servizi Funerari affianca le famiglie anche in questa fase, raccogliendo i documenti e indirizzando ogni pratica verso l’ente competente.
Scopri le pratiche da fare dopo il funerale
Dopo il funerale di una persona cara ci sono alcune pratiche dopo il funerale da sbrigare, con scadenze diverse. Le due più importanti sono la dichiarazione di successione, da presentare all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso, e la domanda di pensione di reversibilità all’INPS, che spetta al coniuge, ai figli e in alcuni casi ad altri familiari.
Accanto a queste ci sono la gestione dei conti correnti, le volture delle utenze e dell’auto, la disdetta degli abbonamenti e la richiesta delle somme che spettano agli eredi, come TFR, ratei di pensione e polizze vita. Non devi fare tutto subito: alcune cose vanno affrontate nei primi giorni, altre possono aspettare qualche settimana, quando avrai un po’ più di energie.
In questa guida trovi cosa fare dopo il funerale passo dopo passo: le comunicazioni dei primi giorni, chi presenta la successione e quando, come chiedere la reversibilità, cosa succede a conti e cassette di sicurezza, quali contratti intestare o chiudere e a chi rivolgerti per non sbagliare.
Per orientarti, queste sono le scadenze principali da tenere a mente:
- entro 24 ore dal decesso: dichiarazione di morte all’Ufficio di Stato Civile del Comune;
- nelle prime settimane: comunicazioni a banca, datore di lavoro, assicurazioni e fornitori;
- entro 12 mesi: presentazione della dichiarazione di successione, se dovuta;
- entro 90 giorni dalla scadenza dei 12 mesi: versamento dell’eventuale imposta di successione;
- entro 5 anni: richiesta dei ratei di pensione non riscossi; entro 10 anni: riscossione delle polizze vita.

I primi giorni: comunicazioni e documenti
Nei giorni subito dopo la scomparsa le cose davvero urgenti sono poche. La dichiarazione di morte va fatta all’Ufficio di Stato Civile entro 24 ore: se ti sei affidato a un’agenzia per l’organizzazione del funerale, di solito è l’agenzia stessa a occuparsene, insieme alle autorizzazioni per la sepoltura o la cremazione.
A quel punto il Comune trasmette la notizia agli enti pubblici: l’INPS, per esempio, viene informato e interrompe il pagamento della pensione. Banche, assicurazioni, datore di lavoro e fornitori privati, invece, vanno avvisati da te o da un altro familiare.
Conviene raccogliere da subito alcuni documenti che ti verranno chiesti più volte:
- certificato o estratto dell’atto di morte, meglio se in più copie;
- dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che attesta chi sono gli eredi e si può fare in Comune o da un notaio;
- l’eventuale testamento: se è scritto a mano (olografo), va consegnato a un notaio per la pubblicazione;
- i documenti della persona scomparsa: codice fiscale, ultime dichiarazioni dei redditi, estratti conto, atti di proprietà, libretto dell’auto, contratti di utenze e assicurazioni.
Nello stesso periodo ti arriveranno messaggi, telefonate e condoglianze da parte di amici e conoscenti. Non sentirti in obbligo di rispondere a tutti subito, né di chiudere ogni pratica in pochi giorni: prenditi il tempo che ti serve.
La dichiarazione di successione: chi la presenta e quando
La dichiarazione di successione è l’atto con cui si comunica all’Agenzia delle Entrate quali beni e diritti passano agli eredi: immobili, conti, titoli, quote societarie, crediti. Serve a calcolare le eventuali imposte e ad aggiornare l’intestazione degli immobili.
Chi la presenta. Sono obbligati gli eredi, i chiamati all’eredità e i legatari, oltre a eventuali esecutori testamentari o curatori. Se gli eredi sono più di uno, basta che la presenti uno solo per conto di tutti.
Quando e come. Il termine è di 12 mesi dalla data del decesso. Si presenta online con il servizio Successioni web dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS) oppure tramite un intermediario, come un CAF, un commercialista o un notaio. Con la stessa dichiarazione si chiede anche la voltura catastale degli immobili.
Quando non serve. Non è obbligatoria se sono vere contemporaneamente tre condizioni: l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta (per esempio figli o genitori), il valore dei beni non supera 100.000 euro e non ci sono immobili o diritti reali su immobili. Basta anche la quota di un box o di un terreno per far scattare l’obbligo.
Quanto si paga. L’imposta di successione dipende dal grado di parentela e in molte famiglie non è dovuta. Per coniuge e figli è del 4%, ma solo sulla parte che supera 1 milione di euro per ciascun erede; per fratelli e sorelle è del 6% oltre i 100.000 euro; per gli altri parenti fino al quarto grado è del 6% e per tutti gli altri dell’8%, senza franchigia. Se l’erede ha una disabilità grave riconosciuta, la franchigia sale a 1,5 milioni. Se ci sono immobili si pagano anche le imposte ipotecaria (2%) e catastale (1%), che scendono a 200 euro ciascuna con le agevolazioni prima casa.
Per i decessi dal 1° gennaio 2025 l’imposta è in autoliquidazione: sono gli eredi, o il professionista che li assiste, a calcolarla nella dichiarazione e a versarla entro 90 giorni dalla scadenza dei 12 mesi. Sopra i 1.000 euro si può rateizzare, versando subito almeno il 20%.
Un aspetto delicato: accettare o no l’eredità. Presentare la dichiarazione di successione non significa accettare l’eredità, ma alcuni comportamenti sì, come incassare somme del defunto o vendere e usare i suoi beni da proprietario. Se temi che ci siano debiti (mutui, prestiti, cartelle), prima di muoverti parlane con un notaio: puoi valutare la rinuncia o l’accettazione con beneficio d’inventario, che tiene separato il tuo patrimonio da quello ereditato. Chi è già in possesso dei beni ereditari ha tempi più stretti per decidere, quindi è meglio informarsi presto.
Pensione di reversibilità: chi ha diritto e come chiederla
Quando muore un pensionato, i familiari superstiti possono ricevere una parte della sua pensione: è la pensione di reversibilità. Se invece la persona scomparsa lavorava ancora, si parla di pensione indiretta, che spetta se aveva almeno 15 anni di contributi, oppure 5 anni di cui almeno 3 nei cinque anni precedenti il decesso.
Chi ha diritto. In primo luogo il coniuge, anche se separato, e la persona unita civilmente; l’ex coniuge divorziato può averne diritto se riceveva l’assegno divorzile e non si è risposato. Poi i figli minorenni, i figli inabili e quelli studenti a carico, fino a 21 anni se frequentano le superiori o fino a 26 se sono iscritti all’università. In mancanza di coniuge e figli, possono averne diritto i genitori con almeno 65 anni e i fratelli e le sorelle inabili, se erano a carico e non hanno una pensione propria. Il convivente di fatto, invece, non rientra tra i beneficiari.
Quanto spetta. Le percentuali si calcolano sulla pensione del defunto:
- 60% al coniuge da solo;
- 80% al coniuge con un figlio, 100% al coniuge con due o più figli;
- 70% a un solo figlio, 80% a due figli, 100% a tre o più figli;
- 15% a ciascun genitore, fratello o sorella che ne abbia diritto.
Se chi riceve la reversibilità ha redditi propri, l’importo può essere ridotto. Nel 2026 il taglio è del 25% oltre 23.862,15 euro di reddito annuo, del 40% oltre 31.816,20 euro e del 50% oltre 39.770,25 euro. Le riduzioni non si applicano se nel nucleo ci sono figli minori, studenti o inabili.
Come si chiede. La domanda si presenta all’INPS online con SPID, CIE o CNS, chiamando il Contact Center (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare) oppure tramite un patronato, che ti assiste gratuitamente. La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso. Non c’è una scadenza rigida per la domanda, ma conviene non aspettare: le mensilità arretrate si prescrivono dopo cinque anni.
Conti correnti, banche e cassette di sicurezza
Appena te la senti, comunica il decesso alla banca, e a Poste se c’erano libretti o buoni fruttiferi, presentando il certificato di morte. Da quel momento il conto viene bloccato: le deleghe perdono efficacia e gli addebiti automatici si fermano, quindi ricordati di spostare su un altro conto il pagamento delle bollette che vuoi mantenere attive.
Conto cointestato. Se il conto era intestato anche a te, la quota della persona scomparsa (di solito la metà, salvo prova contraria) entra nell’eredità. Anche con firma disgiunta è prudente non prelevare oltre la tua parte senza l’accordo degli altri eredi, per evitare contestazioni.
Sblocco delle somme. Per liquidare il denaro agli eredi, la banca chiede in genere il certificato di morte, la dichiarazione sostitutiva sugli eredi, la copia della dichiarazione di successione (oppure un’attestazione di esonero, se non è dovuta) e le coordinate bancarie di ciascun erede. Se hai bisogno di fondi per il funerale, chiedi se è possibile pagare la fattura direttamente dal conto del defunto: molti istituti lo consentono anche prima della successione.
Controlla anche se c’erano mutui, prestiti o carte di credito: spesso sono abbinati a una polizza che copre il debito residuo in caso di morte, e vale la pena verificarlo prima di pagare le rate.
Cassetta di sicurezza. Dopo il decesso dell’intestatario, o di uno dei cointestatari, la cassetta di sicurezza viene bloccata e non può essere aperta nemmeno da chi aveva una delega. L’apertura avviene solo alla presenza di un notaio o di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, che redige l’inventario del contenuto; il verbale servirà poi per la successione.

Volture e disdette: casa, utenze, auto, abbonamenti
Una volta chiarito chi sono gli eredi, puoi occuparti dei contratti da intestare a qualcun altro o da chiudere. Questi sono i principali:
- Casa di proprietà: la voltura catastale si chiede insieme alla dichiarazione di successione. Se in futuro vorrai vendere, il notaio verificherà anche la trascrizione dell’accettazione dell’eredità.
- Casa in affitto: nel contratto possono subentrare il coniuge, gli eredi e i parenti o affini che vivevano abitualmente con il defunto. Se nessuno vuole restare, puoi dare disdetta o concordare con il proprietario la chiusura del contratto.
- Utenze di luce, gas e acqua: se qualcuno continua ad abitare in casa si chiede la voltura al fornitore, altrimenti si procede con la disdetta, magari dopo aver svuotato l’immobile. Ricordati di comunicare la variazione al Comune anche per la TARI.
- Auto e moto: il veicolo va intestato agli eredi con una pratica al PRA, tramite ACI o un’agenzia di pratiche auto, oppure venduto o radiato. Avvisa la compagnia assicurativa e chiedi se la classe di merito può passare a un familiare.
- Telefono, internet, pay TV, streaming, palestra, giornali: basta inviare una disdetta per decesso allegando il certificato di morte, spesso senza penali.
- Account online, email e social: molte piattaforme permettono di chiudere il profilo o di trasformarlo in un account commemorativo.
Cosa spetta agli eredi: TFR, ratei e polizze
Oltre ai beni, alla famiglia possono spettare alcune somme che conviene richiedere, perché non sempre arrivano in automatico.
TFR e indennità del lavoratore. Se la persona scomparsa era un dipendente, il TFR e l’indennità sostitutiva del preavviso spettano al coniuge, ai figli e, se vivevano a suo carico, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo. Si dividono di comune accordo o, in mancanza di accordo, in base al bisogno di ciascuno. Sono somme che si ricevono per diritto proprio e non come eredità, quindi ti spettano anche se rinunci all’eredità. L’ultimo stipendio, le ferie non godute e i ratei di tredicesima, invece, fanno parte dell’eredità. In entrambi i casi la richiesta va fatta al datore di lavoro.
Ratei di pensione non riscossi. Se il familiare era pensionato, agli eredi spettano i ratei maturati e non riscossi: la quota di pensione dell’ultimo mese, la tredicesima maturata ed eventuali arretrati. Quando la reversibilità va al solo coniuge o a un figlio minore, l’INPS li paga d’ufficio; negli altri casi serve una domanda online, da presentare entro cinque anni dal decesso. Tieni presente che chiedere i ratei equivale ad accettare l’eredità.
Polizze vita. Le somme di una polizza vita vanno ai beneficiari indicati nel contratto, non rientrano nell’eredità e non sono soggette a imposta di successione. Il diritto a riscuoterle si prescrive in dieci anni. Se non sai se il tuo familiare aveva una polizza, puoi usare il servizio gratuito di ricerca delle coperture vita dell’ANIA, indicato anche dall’IVASS: conviene che ogni possibile beneficiario presenti la propria richiesta, perché la ricerca si basa sul nome del beneficiario.
Spese funebri e dichiarazione dei redditi. Le spese del funerale si possono detrarre al 19%, fino a 1.550 euro per ciascun decesso, se pagate con strumenti tracciabili. Gli eredi devono inoltre presentare l’ultima dichiarazione dei redditi della persona scomparsa: le scadenze che cadono entro quattro mesi dal decesso sono prorogate di sei mesi.
A chi rivolgersi per non sbagliare
Non devi affrontare tutto da solo. Per la pensione di reversibilità e i ratei INPS puoi rivolgerti a un patronato, che segue la pratica senza costi. Per la dichiarazione di successione e l’ultima dichiarazione dei redditi del defunto, un CAF o un commercialista sono il punto di riferimento. Il notaio è la figura giusta per il testamento, la rinuncia o l’accettazione con beneficio d’inventario, l’apertura della cassetta di sicurezza e tutto ciò che riguarda gli immobili. Se ci sono debiti importanti o disaccordi tra eredi, può essere utile anche un avvocato esperto in successioni. E l’agenzia funebre che ti ha accompagnato nei giorni del funerale può indicarti i primi passi e i contatti utili sul territorio.
Ricorda, però, che le pratiche sono solo una parte di quello che stai vivendo. Se il peso della perdita si fa sentire, chiedere aiuto è un gesto di cura verso te stesso: esistono percorsi di supporto nell’elaborazione del lutto pensati per accompagnarti, con i tuoi tempi, anche dopo che le carte sono state sistemate.