Alla morte di una persona, i suoi account e dati digitali non si cancellano automaticamente: in Italia gli eredi possono richiederne l’accesso, la chiusura o la trasformazione in profilo commemorativo, salvo che il defunto abbia lasciato un divieto espresso. In questa guida vediamo cosa prevede la legge, come agire piattaforma per piattaforma e come predisporre per tempo le proprie volontà digitali.
Cosa si intende per eredità digitale
Con eredità digitale si indica tutto ciò che una persona lascia dietro di sé nella propria vita online: profili, archivi, credenziali, contenuti e servizi attivi. È un patrimonio che oggi accompagna quasi ogni famiglia, e che spesso ci si trova a dover affrontare in un momento in cui le energie sono poche e il dolore è ancora fresco.
Per orientarti meglio, puoi immaginare l’eredità digitale divisa in quattro gruppi:
- Dati e contenuti affettivi: foto, video, messaggi, note vocali, chat, backup nel cloud. Sono spesso la parte più preziosa per chi resta, perché contiene la voce e lo sguardo della persona cara.
- Beni digitali con valore economico: domini internet, criptovalute e wallet, saldi su conti di pagamento elettronici, canali monetizzati, licenze software, account di vendita online.
- Strumenti di identità e accesso: l’identità digitale del defunto come SPID, PEC, firma digitale, home banking, fascicolo sanitario elettronico.
- Abbonamenti e servizi ricorrenti: streaming, spazio cloud, applicazioni a pagamento, servizi che continuano a rinnovarsi e ad addebitare somme finché qualcuno non interviene.
Quindi capire cosa succede ai profili social dopo la morte e agli altri servizi online è una questione concreta, che si aggiunge gli adempimenti dei primi giorni. Se ti stai muovendo adesso e hai bisogno di una panoramica generale, trovi un riepilogo utile nella pagina dedicata a cosa fare in caso di decesso.

Cosa dice la legge italiana: chi può accedere ai dati di un defunto
Il GDPR europeo non si applica direttamente alle persone decedute, ma lascia ai singoli Stati la possibilità di disciplinare la materia. L’Italia lo ha fatto con l’articolo 2-terdecies del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003, come modificato dal D.Lgs. 101/2018): è questa la norma di riferimento in tema di dati personali del defunto e legge applicabile.
La regola di fondo è che i diritti previsti dagli articoli da 15 a 22 del GDPR – quindi accesso, rettifica, cancellazione, portabilità dei dati – possono essere esercitati dopo la morte da:
- chi ha un interesse proprio da tutelare;
- chi agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario;
- chi agisce per ragioni familiari meritevoli di protezione.
Quest’ultima formula è quella che riguarda più spesso i familiari. I tribunali italiani l’hanno interpretata in senso favorevole ai congiunti: le ordinanze del Tribunale di Milano (10 febbraio 2021), di Bologna (25 novembre 2021) e di Roma (10 febbraio 2022) hanno riconosciuto a genitori e coniugi il diritto di accedere ai dati archiviati nel cloud della persona scomparsa, ordinando al gestore di prestare assistenza. Il legame familiare, secondo i giudici, è di per sé indice di ragioni meritevoli di tutela.
Esiste però un limite importante. Il defunto può aver vietato espressamente questo accesso, con una dichiarazione scritta presentata o comunicata al gestore del servizio: per essere valida deve risultare in modo inequivoco ed essere specifica, libera e informata. Il divieto può anche essere parziale, cioè riguardare solo alcuni dati. In ogni caso non può pregiudicare i diritti patrimoniali che i terzi vantano in conseguenza della morte, né il diritto di difendere in giudizio i propri interessi.
Sul piano pratico, quasi tutte le richieste – alle piattaforme come agli enti – richiedono di allegare il certificato di morte e un documento che attesti la tua qualità di erede o familiare.
Account social e email: commemorare, chiudere o recuperare
Non esiste una procedura unica: ogni servizio ha le sue regole. Ecco come si comportano le piattaforme più diffuse quando si tratta di gestire un account dopo la morte del titolare.
- Facebook: puoi chiedere la trasformazione in profilo commemorativo, riconoscibile dalla dicitura “In memoria di” sopra il nome. L’account resta visibile ma nessuno può più accedervi, salvo il contatto erede designato in vita dall’utente, che può pubblicare un messaggio commemorativo, aggiornare la foto profilo, rispondere alle nuove richieste di amicizia e scaricare una copia dei contenuti, ma non leggere i messaggi privati. In alternativa, i familiari possono chiedere la rimozione definitiva del profilo.
- Instagram: è possibile ottenere un account commemorativo segnalando il decesso con una prova documentale. Instagram non prevede la figura del contatto erede: per chiudere l’account di un defunto serve la richiesta di un familiare stretto, con certificato di morte e documentazione che attesti il rapporto o la qualità di erede.
- Google e Gmail: lo strumento principale è la gestione account inattivo di Google, che l’utente può configurare in vita indicando fino a dieci persone di fiducia e un periodo di inattività trascorso il quale i contatti vengono avvisati e possono scaricare i dati selezionati. Se non è stata impostata, i familiari possono presentare una richiesta di chiusura dell’account o, in casi limitati, di ottenimento dei contenuti.
- Apple e iCloud: l’eredità digitale Apple si gestisce con il “contatto erede”, impostabile dalle impostazioni dell’ID Apple. Alla persona designata viene consegnata una chiave di accesso che, insieme al certificato di morte, permette di richiedere foto, messaggi, note, file e backup. Restano esclusi il portachiavi iCloud (password e dati di pagamento) e i contenuti multimediali acquistati su licenza.
- LinkedIn, X e altri servizi: nella maggior parte dei casi è prevista solo la segnalazione del decesso e la rimozione del profilo, senza opzione commemorativa.
Un discorso a parte merita l’accesso all’email del defunto: la casella di posta è di fatto la chiave che apre tutto il resto, perché su di essa transitano recuperi password, fatture, comunicazioni bancarie e conferme di abbonamento. Prima di chiuderla, valuta con calma se ci sono documenti o contatti da conservare.
Un consiglio pratico: anche se conosci le credenziali, entrare direttamente nell’account della persona cara può violare le condizioni contrattuali del servizio e complicare eventuali passaggi successivi. Quando possibile, è preferibile seguire i canali ufficiali.

Come predisporre per tempo le proprie volontà digitali
Il testamento digitale non è, nel nostro ordinamento, un atto autonomo con una forma propria: è piuttosto l’insieme delle scelte che si possono organizzare per non lasciare i propri cari davanti a un muro. Pensarci quando si è in salute è un gesto di cura verso chi resterà.
Ecco cosa puoi fare, con poche ore di lavoro:
- Fai un inventario degli account, dei servizi a pagamento e dei beni digitali di valore, indicando dove si trovano ma senza scrivere le password nello stesso documento.
- Nomina i contatti previsti dalle piattaforme: il contatto erede di Facebook, il contatto erede Apple, la gestione account inattivo Google. Sono gli strumenti più rapidi ed evitano contenziosi.
- Usa un gestore di password con funzione di accesso di emergenza, che consente a una persona di fiducia di ottenere le credenziali dopo un periodo di attesa.
- Considera il testamento olografo per i beni digitali con valore economico, evitando però di inserirvi password: il testamento viene pubblicato dopo la morte e perderebbe ogni riservatezza. Meglio affidare le credenziali a una busta sigillata o a un incarico dato a una persona di fiducia.
- Metti per iscritto un eventuale divieto se, al contrario, non desideri che i tuoi dati siano accessibili: la dichiarazione va indirizzata al gestore del servizio.
Rivedi l’elenco ogni uno o due anni: gli account cambiano, le piattaforme anche.
Eredità digitale e pratiche successorie: il ruolo dei familiari
Nei giorni successivi al decesso, la parte digitale si accompagna agli adempimenti tradizionali. Non serve fare tutto subito: alcune cose sono urgenti, altre possono attendere il momento in cui te la sentirai.
Sono urgenti soprattutto le posizioni che continuano a produrre effetti: la revoca dell’identità digitale del defunto presso il gestore SPID, che viene comunque bloccata in automatico (verifica che sia davvero così), la chiusura della PEC, la disattivazione dell’home banking e degli abbonamenti a rinnovo automatico. Per lo SPID quasi tutti i provider mettono a disposizione un modulo di revoca per decesso, da inviare allegando certificato di morte e documento di chi presenta la richiesta.
Vanno invece considerati nella successione i beni digitali con rilevanza patrimoniale – criptovalute, domini, saldi su piattaforme di pagamento, ricavi di canali monetizzati – che rientrano a tutti gli effetti nell’asse ereditario e vanno indicati nella dichiarazione di successione.
Può invece aspettare la parte affettiva: profili social, album di foto, chat. Molte famiglie scelgono di mantenere per mesi un profilo commemorativo prima di decidere, e va benissimo così. Non c’è una scadenza per elaborare un lutto, e non c’è una scelta giusta uguale per tutti.
Se hai bisogno di supporto nella parte burocratica, dai certificati alle comunicazioni agli enti, puoi trovare un aiuto concreto nella sezione dedicata alle pratiche amministrative.
Le informazioni di questa guida hanno carattere generale: per situazioni complesse – patrimoni digitali rilevanti, contenziosi con le piattaforme, dubbi sulla successione – è opportuno rivolgersi a un notaio o a un legale, che potrà valutare il tuo caso specifico.