Esiste qualcosa di profondamente umano nel desiderio di capire cosa accade dopo. Non solo dopo la vita, ma anche dopo la scomparsa di chi abbiamo amato. La cremazione, oggi sempre più scelta in Italia, è una pratica che deriva da epoche lontane, ma che oggi si avvale di impianti moderni e regolamentati. E comprendere come funziona, quanto costa e cosa implica dal punto di vista pratico può aiutare a fare scelte consapevoli e serene in un momento delicato.
Cos’è la cremazione e quando sceglierla
Si tratta di un’alternativa all’inumazione o alla tumulazione che consiste nel ridurre il corpo in cenere attraverso l’azione del calore. Ma è molto più di una procedura tecnica, è piuttosto un ultimo viaggio che in molti percepiscono come più intimo e, talvolta, più in linea con una visione essenziale della vita.
In Italia, la scelta di essere cremati deve essere espressa in vita – tramite testamento, iscrizione a un’associazione riconosciuta o comunicazione ai familiari – oppure confermata dai parenti più prossimi al momento del decesso. La decisione può avere origine da convinzioni spirituali, ecologiche o semplicemente da un desiderio di semplificazione. E a fronte di una crescente sensibilità, gli impianti di cremazione si sono diffusi in modo capillare, garantendo un servizio efficiente e rispettoso. Con la legge n. 130 del 30 marzo 2001, è stato semplificato l’iter per la richiesta di cremazione con la quale se ne autorizza la dispersione o il trasferimento e l’affidamento presso la residenza del defunto.
Il processo di cremazione: fasi e durata
Tutto comincia con il conferimento del feretro all’interno dell’impianto. La bara, che deve corrispondere a normative specifiche – ad esempio, essere priva di metalliche o materiali inquinanti – viene inserita in un forno crematorio alimentato da una fiamma diretta. La temperatura può raggiungere valori molto elevanti, tra gli 800 e i 1000 gradi, mentre l’intero processo ha una durata variabile tra le due e le tre ore.
Gli impianti più sofisticati utilizzano sistemi avanzati che eliminano le polveri più fini e possono contenere al minimo le emissioni. Dopo la combustione, ciò che resta sono frammenti ossei, che vengono poi raffreddati e ridotti in cenere tramite un’apposita macchina in un secondo passaggio necessario in ogni procedura. Le ceneri vengono poi trasferite in un’urna sigillata, quindi vengono etichettate con cura per essere tracciate e successivamente identificate, secondo le regole imposte dal Ministero della Salute.
Cosa succede alle ceneri dopo la cremazione
Una volta avvenuta la cremazione, si decide quale debba essere la destinazione delle ceneri. In Italia, la legge prevede diverse opzioni. L’urna può essere tumulata in un cimitero, conservata in casa (a determinate condizioni) oppure si può procedere con la dispersione delle ceneri, secondo disposizioni precise.
La dispersione è un gesto emotivo e simbolico, ma non può avvenire ovunque. È consentita solo in aree naturali appositamente designate, in mare, in montagna o in aree private, con l’autorizzazione del comune. In nessun caso può avvenire in luoghi pubblici frequentati o urbani. Chi sceglie questa strada, spesso, lo fa per restituire idealmente alla natura ciò che da essa proviene, in un ciclo che si chiude per sempre.
Costi e documentazione necessaria
L’aspetto economico è di certo tra i più delicati in situazioni come queste, ma conoscere le spese da sostenere può aiutare a pianificare con maggiore lucidità. Il prezzo medio si aggira tra i 500 e i 900 euro per il solo processo di cremazione, ma va considerato anche il costo del trasporto, della bara, dell’urna e degli eventuali servizi funebri accessori.
La documentazione richiesta comprende invece il certificato di morte, il certificato del medico necroscopo che esclude il sospetto di morte dovuta a reato, oppure il nulla osta dell’autorità giudiziaria e, se previsto, il testamento o la dichiarazione dei familiari, copia del documento di identità valido del richiedente, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, stato di famiglia. Ricevute le carte richieste, il Comune di residenza procede con l’autorizzazione alla cremazione. Le imprese funebri si occupano spesso di gestire queste pratiche, ma è fondamentale accertarsi che tutto sia in regola prima di procedere.
Cremazione e religione, cosa sapere
Il rapporto tra cremazione e fede è stato a lungo oggetto di riflessione. Se in passato molte religioni guardavano con sospetto a questa pratica, oggi il panorama è cambiato. Diverse confessioni, inclusa quella cattolica, riconoscono la legittimità della cremazione, a patto che essa non sia espressione di rifiuto spirituale o ideologico.
La Chiesa Cattolica ha espresso la sua posizione in modo definitivo attraverso l’istruzione Ad resurgendum cum Christo, approvata nel 2016 da Papa Francesco e redatta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il documento, firmato sotto la guida del Cardinale Gerhard Müller, ha confermato quanto stabilito sin dal 1963 e successivamente integrato nei codici canonici latino e orientale. Pur ribadendo la preferenza teologica e pastorale per la sepoltura del corpo, la Chiesa riconosce che la cremazione non è incompatibile con la fede cristiana, a condizione che non sia motivata da ragioni contrarie ai dogmi, come un rifiuto della resurrezione o un gesto di contestazione verso la religione.
L’istruzione chiarisce anche che le ceneri devono essere trattate con rispetto e custodite in luoghi idonei. Non è ammessa la loro dispersione in natura o la divisione tra i familiari, e la conservazione domestica è possibile solo in casi eccezionali, previa autorizzazione.
Al di là del cattolicesimo, religioni come l’induismo o il buddhismo fanno della cremazione un atto rituale imprescindibile, legato alla liberazione dell’anima o alla rinascita. Altre fedi, invece, continuano a prediligere la sepoltura integrale come forma di rispetto del corpo.
In ogni caso, se si desidera che le proprie scelte siano coerenti con il credo religioso, è importante informarsi in anticipo presso guide spirituali o consulenti competenti. Anche nella morte, il dialogo tra fede, volontà personale e legge può trovare un equilibrio, purché sia affrontato con consapevolezza e rispetto.